Maria Torrente

(…) Come per Licini, che in qualche modo si può in prospettiva storica accostare, “la geometria può diventare sentimento” , però legato alla realtà, da estendersi all’intero spazio umano e al fare umano che investe e coinvolge la collettività. Tale, per esempio, il presupposto di pensiero dl film “Un modo di farsi l’arte insieme all’artista 1970”, riproposto recentemente nella Galleria Poliantea di Terni, in occasione della mostra personale: la registrazione di un procedimento in cui Francesco Guerrieri e Lia Drei costruiscono de facto ritmi serrati di azioni immagini colori, scansioni spaziali e cromatiche, in una esplosione vitale (ancora, filologicamente, benché si connoti come happening), di tipo futurista, come l’uso di tecniche polimateriche) che aggancia l’esperienza estetica globale al tessuto vivo della realtà naturale e umana.
La natura evocata, esorcizzata sul filo del collasso ecologico, finisce per essere assorbita dal suo stesso simbolo e dall’azione che esso richiama, apparizione sparizione di cui l’artista diviene di volta l’arbitro o l’ironico favolista.

MARIA TORRENTE , Francesco Guerrieri, in Humandesign, n. 15, LEM editrice, Milano, 1974