Happenings Adriano Spatola
Adriano Spatola

La natura come oggetto, l’oggetto come natura, questa straordinaria trasformazione della vita in vita fossile,  questa fossile straordinaria trasformazione dell’oggetto nel momento in cui le cose perdono il proprio peso nel momento in cui la natura non ha più prezzo (né peso): e intanto sulla terrazza di casa tua le piante piantate nel vaso, o a casa tua la natura piantata nel vaso (nel fossile); Il tempo diventa la misura sbagliata per queste conifere,  conifere ammalate (perfette) segate a livello del tronco (sporte perla spesa quando facciamo ancora l’arte come natura,  e – soprattutto nei discorsi – la natura (natura) come arte: a questo punto devo approfondire la natura del discorso (il discorso della natura, questa maniera assurda…)
Voglio – voglio forse a questo proposito oppure avere questa possibilità di non riprendere più in mano la realtà, come gioco, come assenza dalla realtà (così morta) così realtà come l’abbiamo vista, intravvista ma un oggetto (caro Francesco) prima di essere un oggetto è soprattutto un “oggetto” e dunque è se stesso (come oggetto, come non oggetto) e la natura dell’oggetto è il fatto di essere come natura “equivoco” ed è naturalmente su questo povero equivoco su questo inequivocabile equivoco su questa maledizione maledetta provocata dalla natura come equivoco e perciò dalla conifera segata ammalata fossilizzata o oggetto (ma senza esagerare le metafore sull’essenza del  l’oggetto, sulla natura della conifera).   

ADRIANO SPATOLA, “Per Francesco Guerrieri”, Galleria Il Canale, Venezia, 1969