Happenings

Happenings

Adriano Spatola

«…I Fiori (1969) aprono la loro rigidità di fossili in corolle lignee cui la varietà splendente dei colori aggiunge il fascino del totem. Fascino ovvio ma terribile, che brucia le scorie patetiche in una fiammata di obiettività:
la natura che ci siamo abituati a considerare vivente è in punto di morte, l’uomo stesso sta contando gli anni che gli rimangono, il giardino fiorisce per l’ultima volta.
Le «preziose» reliquie abbandonate dalla società industriale stanno ormai assumendo il volto dell’albero, della foglia, della siepe. Il sipario si alza e si abbassa su un panorama desolato e fremente, statico e sconvolto. Guerrieri adesso perfeziona la sua trama di riferimenti «ingenui» alla soggettività dell’oggetto. Non chiede ai Fiori di parlare una lingua astrusa, o misteriosa; si accontenta di inventare forme senza scopo, ricalcate sui disegni dei  bambini, così pronti a immaginare una realtà ricca d’amore.
I suoi Boschi sono favole, e vogliono rimanere favole. A un certo punto, lo sappiamo, in ogni bosco c’è una strega.
Dunque l’albero il fiore la foglia non sono altro che simboli di una situazione umana: la strega è la pittura, e in fondo al sentiero tra le felci s’intravvede uno spazio aperto.»

ADRIANO SPATOLA (da “Quadri miraggi ritratti di Francesco Guerrieri”, ed. Geiger, Torino, 1972).
Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:99; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin-top:0cm; mso-para-margin-right:0cm; mso-para-margin-bottom:10.0pt; mso-para-margin-left:0cm; line-height:115%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"Calibri","sans-serif"; mso-ascii-font-family:Calibri; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-hansi-font-family:Calibri; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; mso-bidi-theme-font:minor-bidi;}
 
Maria Torrente

(…) Come per Licini, che in qualche modo si può in prospettiva storica accostare, “la geometria può diventare sentimento” , però legato alla realtà, da estendersi all’intero spazio umano e al fare umano che investe e coinvolge la collettività. Tale, per esempio, il presupposto di pensiero dl film “Un modo di farsi l’arte insieme all’artista 1970”, riproposto recentemente nella Galleria Poliantea di Terni, in occasione della mostra personale: la registrazione di un procedimento in cui Francesco Guerrieri e Lia Drei costruiscono de facto ritmi serrati di azioni immagini colori, scansioni spaziali e cromatiche, in una esplosione vitale (ancora, filologicamente, benché si connoti come happening), di tipo futurista, come l’uso di tecniche polimateriche) che aggancia l’esperienza estetica globale al tessuto vivo della realtà naturale e umana.
La natura evocata, esorcizzata sul filo del collasso ecologico, finisce per essere assorbita dal suo stesso simbolo e dall’azione che esso richiama, apparizione sparizione di cui l’artista diviene di volta l’arbitro o l’ironico favolista.

MARIA TORRENTE , Francesco Guerrieri, in Humandesign, n. 15, LEM editrice, Milano, 1974
 
Altri articoli...