Metapittura Dario Micacchi
Dario Micacchi

«L’immagine dipinta ha una doppia soglia: quella che sta nel nostro sguardo e quella che il pittore ha voluto stabilire con il limite del supporto. Su questa doppia soglia i pittori più costruttivi e ricchi d’immaginazione, e Francesco Guerrieri col suo ciclo «Sublime e Pittoresco» conferma di essere tra questi, spesso giocano a meraviglia scambiando e tempi e luoghi e effetti pittorico-psichici. Nel ’78, Guerrieri fece le cose in dimensione spaziale-teatrale chiudendo spazi e persone nei grandi telai dipinti e collocati in prospettiva a scalare con l’installazione per «Artericerca», al Palazzo delle Esposizioni, che chiamò Immarginazione.
Nel catalogo è riportata la frase del pittore e poeta inglese William Blake: «Una cisterna contiene, una fontana trabocca», ed è la «fontana» che trabocca ad affascinare Guerrieri.
La «fontana» è il paesaggio, il paesaggio in vario modo inteso come struttura, forme, luce e colori, al quale Guerrieri varia la soglia dell’immagine facendo così penetrare lo sguardo nostro nei meccanismi della costruzione di quello che a un certo momento dello sviluppo della pittura occidentale è stato detto «sublime» e «pittoresco».
La ricerca analitica fatta sul paesaggio è variata in alcuni «Interni d’artista» dalla spazialità esasperata ed esaltata da geometria, luce e colori. Non è un vecchio effetto optical ma una continua animazione della superficie con l’immaginazione pittorica. L’impressione forte che si ricava è che l’immaginazione pittorica, quando veramente c’è, è ancora capace di fare miracoli sui vecchi supporti».

DARIO MICACCHI, «Sublime e Pittoresco sulla soglia dell’immagine», L’Unità, Roma, 6/3/1982