Metapittura Elverio Maurizi
Elverio Maurizi

«…Per Francesco Guerrieri l’avventura metapittorica chiarisce la presenza di risvolti culturali, affioranti dalla memoria, in grado di svelare il potere creativo dell’artista, capace di agitare il proprio intimistico microcosmo, persino attraverso l’analisi del paesaggio, allo scopo di mettere nella dovuta luce il macrocosmo della vita, usando una scrupolosità percettiva, intessuta di un candido lirismo e di una raffinata sapienza compositiva. Innestare le delicate topografie naturalistiche sulla tela etrasformarle in diretta comunicazione, sufficiente a suggerire a chi guarda la possibilità di interpretare direttamente le costruzioni pittoriche secondo solidi punti di riferimento presenti nella sua mente, appare come la logica conseguenza del fatto creativo. Anzi, l’infinita molteplicità delle sensazioni evocate lascia prorompere, in forma aperta, la sensualità delle strutture, dalle quali, senza indulgere ad effetti preziosi o a simboli definiti, fluisce un cromatismo elegante ed eloquente. L’immanenza fisica del paesaggio, spesso riproposto, quadro nel quadro, attraverso immissioni, autonome dal resto della composizione, introduce effetti di profondità che potenziano l’efficacia della scena, superando la dimessa quotidianità per celebrare la gloria stupefacente della natura, vista nei suoi splendori. L’immagine, in questi quadri, appare assai più dialettica delle parole perché non si lascia soverchiare dalla propria condizione monadica, tanto da svolgere il proprio compito provocatorio usando l’universo del vedere e del volere in maniera diretta ed evitando, così, al primo impatto ottico, i problemi della comprensibilità, altrimenti negativi per la lettura del testo. La dinamica virtuale, il cono prospettico che culmina nel punto di fuga all’orizzonte e le connotazioni più o meno intimistiche, emergenti dalla superficie pittorica, chiariscono che il sogno è la vita e non viceversa.
Il vivere è, dunque, gettare lo sguardo sullo specchio dell’esistenza, su una epopea di immagini che trovano giustificazione nello scorrere lento delle stazioni, riflesso sulle tele non come dato originario, ma come specularità dell’esperienza. Il viaggio sentimentale dell’autore, dopo le rigide extrapolazioni sperimentali  degli anni sessanta, procede tra la dolcezza delle volute, proprie del segno attuale, verso la riappropriazione dello spirito della pittura, troppo spesso dimenticato nel lacaniano «campo del visibile». Alzare gli occhi, se non ancora verso Dio, almeno allo zenit, introduce una situazione pittorica adatta a ritrovarci nella propria umanità, oltre le apparenze della forma, insieme a presenze travalicanti le istanze della materia, alla ricerca di un afflato ideale in grado di sostenere il cammino sulla strada difficile dell’arte.

ELVERIO MAURIZI, da “Un caso culturale: la Metapittura”, Musei Comunali di Macerata,Coopedit Macerata, maggio 1982