Metapittura Domenico Guzzi
Domenico Guzzi

Se il tempo dell’euforia sperimentatrice, che ha invaso con le sue trasbordanti manifestazioni se non altro il decennio degli anni Settanta, al cui proposito dobbiamo per altro dire che, tal tempo, è servito come fase decantatrice di valori, oltre che come esteriorizzazione di intrinseche proposte, è ormai definitivamente tramontato,  rimane la necessità di esprimersi (in alti e bassi tentativi) mediante il mezzo della pittura, la quale,   oggi, si propone quale punta ritornante dell’avanguardia.
Non meraviglia perciò se un artista come Guerrieri, si era prodotto nel recente passato in “azioni” o “eventi”, sia, dall’inizio del Settanta, impegnato in considerazioni che pongono lo spazio della pittura la centro vitale della sua espressione. Particolarmente interessanti saranno quelle opere in cui l’artista fonde simbioticamente diversi moduli espressivi arrivando, possiamo dire, all’enunciato del superamento degli ismi.
Così anche le immagini nelle immagini simili a quelle degli interni ferraresi di De Chirico che vengono a proporsi in funzione di processo di simultaneità della visione, intesa come dato oggettivo, e della visione come effetto della memoria.

DOMENICO GUZZI, Terzoocchio n. 23, Bologna, giugno 1982