Metapittura Caterina Lelj
Caterina Lelj

«…Francesco Guerrieri è il patriarca della metapittura. E alla pittura Guerrieri ha sempre pensato, anche, e, soprattutto, nella sua Immarginazione. Anzi l’Immarginazione di Immarginazione,del 1979 è antefatto alla scoperta della cosa dipinta. A scorrere la sua ricerca, tutto ci accompagna a questo punto, i disegni di Alberi, di Fiori, o la costruzione del Bosco del 1969. Quello di oggi è un gioco lento della memoria,memoria della propria grafia, memoria del lontano. Il suo sublime pittoresco è malinconia. Le parole di William Blake, che Guerrieri appunta nel catalogo, sono una chiave di lettura. Scrive Blake: «La mia follia astratta mi trascina spesso lontano mentre lavoro, portandomi per monti e per valli irreali, in una terra di astrazione dove vagano gli spettri dei morti. Chi mi libererà dallo spirito d’astrazione?». La realtà dell’opera di Guerrieri è una estensione magica e aspetta l’interprete dei sogni. Ha perso il senso del tempo. Nel dilatarsi degli spazi si prepara un aereo iridato, quinte di luce, lievi radure. Il paesaggio meta e attesa, là dove scocca la rivelazione,è oltre il primo piano e qui si infrangono le insegne astratte e i luoghi della geometria. A pezzi l’ordine e il non raccapezzare l’ora sono la sofferenza. Il sogno innaturale fugge. E la speranza è cercare e fermare la voce variopinta».

CATERINA LELJ, da “Metapittura», l’Osservatore Politico Letterario, a-XXVIII, n. 10, Milano,ottobre 1982