Metapittura Lorenzo Mango
Lorenzo Mango

«Il gesto del dipingere si frantuma e disarticola; rinuncia ad una asettica materialità e diventa tramite del pensiero, forma (fisica) di un’idea. Questo è un programma ma anche una condizione sensoriale nel vedere le ultime opere di Guerrieri. Paesaggi visionari, contaminati nel tempo e nei luoghi per accogliere piccoli e spersi pittori/osservatori che guardano alla realtà (del loro sogno visivo) e la riducono alla dimensione dell’astrazione. Pittura nella pittura; allora sotto forma dell’autocitazione e dell’autoanalisi. Quelle forme astratte che i pittori in abito «antico» realizzano dal paesaggio sono, infatti, i vecchi lavori sulla forma e sul colore che Guerrieri faceva anni addietro. Il linguaggio di ogni singola opera così si diversifica.
La realtà è contaminazione e visione più che dato di fatto. Il pittore è un’iconografia storica senza tempo, anacronistico quasi quanto ciò che vede. I quadri che dipinge sono l’astrazione, il diverso sia da sé, sia dalla realtà.
L’osservatore resta spiazzato, entra in questo gioco di rimandi e perde coordinazione. Intanto il pittore che dipinge la pittura dipingente osserva come un occhio magico».

LORENZO MANGO, «Francesco Guerrieri, il Pittore e la Pittura», Paese sera, Roma, 28/1/1983