Metapittura Giorgio Di Genova
Giorgio Di Genova

«…Guerrieri nei suoi acrilici del ciclo Sublime e Pittoresco (1981-82), in cui nel paesaggio venivano ritagliati rettangoli con maggior evidenza di dettaglio, oppure vedute paesistiche venivano poste al di là di una finestra ghestaltica (del tipico discorso gestaltico da lui attuato negli anni Sessanta) o scandite in trittici (Sublime e Pittoresco: “Tre tempi”, 1982), o in più comparti, com’è nel coevo Separé des Souvenirs, si attestava su una posizione di pittura romantica rivisitata, che presto lo porterà a citare Vermeer, Courbet, Manet ed altri pittori in scene in cui si autocitava, inserendo dipinti nel suo periodo ghestaltico, magari davanti al pittore di Vermeer (Il pittore e la pittura, 1982), o a Courbet, che ne rifiniva uno davanti alla folla che popola un suo celebre quadro allegorico (Atelier, 1983).
Se questi inserimenti del quadro nel quadro sono una diretta conseguenza degli Interni d’artista da lui dipinti, dopo gli allestimenti del 1977 e 1978, per mettere in prospettiva le sue opere ghestaltiche e dar loro profondità, ricorrendo così all’allestimento in corpore picturae, tuttavia in ambedue i casi si tratta di  citazionismo, dapprima di auto citazionismo puro, poi nelle opere metapittoriche di autocitazionismo nel citazionismo, citazionismo che, proprio per questi inserimenti di proprie opere ghestaltiche, è totalmente diverso da quello della Pittura Colta, degli Anacronisti e del Nuovo Manierismo, in quanto, come spiega in calce ad alcuni appunti del ’97 lo stesso Guerrieri, “Lo spirito della “Metapittura” è medernista, si rivolge alla pittura moderna e contemporanea, non per rifare (a che titolo?) il “manierismo”  o il Seicento o il Classicismo, ma per cercarne un “senso” attuale e in questo realizza la sospirata “qualità”».

GIORGIO DI GENOVA, da “Storia dell’Arte Italiana del ‘900 – Generazione Anni Trenta”, Ed. Bora, Bologna, 2000.