Metapittura

Metapittura

Domenico Guzzi

«Il «recupero» della pittura non è un fenomeno sorprendente: inquadrandosi nella più ampia riappropriazione del significato di valore e di comunicazione. In un’epoca che fatica a trovare un proprio equilibrio ed una propria identità, sarà l’arte, con tutti i suoi significati espressi o segreti, ad assumere il ruolo di profetica...guida?
Ad esser chiave di salvezza? Probabilmente il processo introspettivo, che conserva la memoria del passato, personale e storico, deve darsi come fondamento di chi, oggi, propone pittura, ripercorrendone, in linea con la tradizione, il cammino. Per troppo tempo, infatti, si è stati coinvolti da richiami sirenici. Non si può non essere, allora, come scriveva su questa stessa pagina Maurizio Calvesi, che dalla parte dell’arte.
In tale atmosfera, che non è di semplici ripensamenti ma, evidentemente di attualità problematiche in quanto esistenziali, si inserisce la recente opera di Francesco Guerrieri (Spazio Alternativo) dalla quale emerge una particolare urgenza: proporsi non solo come momento di narrazione ma, più sostanzialmente, indice dei problemi complessi del «fare».
Così, accanto all’attuale s’innesta, e non certo in termini di confronto, ma di necessità naturale, il percorso; per citazione, della sua storia. In funzione simultanea rivedendo passato e presente.
Si tratta, perciò, di essere consapevoli che la creazione artistica è in continuo progresso, finendo per identificarsi in una sorta di circolarità. Non potrà perciò, questo dell’artista esser detto se non arbitrariamente ritorno. È piuttosto il raggiungimento di una tappa di quel continuo divenire che, nella sua evoluzione, riscopre, arricchito di una nuova esperienza, il senso attualizzato della tradizione.
In questo modo la pittura conserva, più o meno inconsciamente, le linee essenziali d’un lungo tracciato. Dovendosi, quella di Guerrieri, vedere in questa prospettiva, giungendo a capovolgere i luoghi della ricerca nello spazio del tempo.
È, in sostanza, un’analisi che dialetticamente si pone dentro e attraverso i termini stessi della pittura, risultandone un processo di maturazione spontanea in cui l’elaborazione del dato esterno entra in simbiosi con il soggettivo concetto. L’artista, perciò, afferma l’idea del suo mondo che, a volte, si offre tumultuosa, giungendo a coagularsi in immagini in cui le forme e i colori divengono un tutt’uno nell’impeto della visione. Il pittore arriva a un ideale sdoppiamento, quasi uscendo dal sé per osservare e comprendere il proprio cammino. Scoprendo, alla fine, come tutto si unifichi nella soluzione del gesto pittorico e dell’immagine».

 
DOMENICO GUZZI, da “La Rilettura della Pittura”, L’Umanità, Roma 29/1/1983

 
Giorgio Di Genova

«…Guerrieri nei suoi acrilici del ciclo Sublime e Pittoresco (1981-82), in cui nel paesaggio venivano ritagliati rettangoli con maggior evidenza di dettaglio, oppure vedute paesistiche venivano poste al di là di una finestra ghestaltica (del tipico discorso gestaltico da lui attuato negli anni Sessanta) o scandite in trittici (Sublime e Pittoresco: “Tre tempi”, 1982), o in più comparti, com’è nel coevo Separé des Souvenirs, si attestava su una posizione di pittura romantica rivisitata, che presto lo porterà a citare Vermeer, Courbet, Manet ed altri pittori in scene in cui si autocitava, inserendo dipinti nel suo periodo ghestaltico, magari davanti al pittore di Vermeer (Il pittore e la pittura, 1982), o a Courbet, che ne rifiniva uno davanti alla folla che popola un suo celebre quadro allegorico (Atelier, 1983).
Se questi inserimenti del quadro nel quadro sono una diretta conseguenza degli Interni d’artista da lui dipinti, dopo gli allestimenti del 1977 e 1978, per mettere in prospettiva le sue opere ghestaltiche e dar loro profondità, ricorrendo così all’allestimento in corpore picturae, tuttavia in ambedue i casi si tratta di  citazionismo, dapprima di auto citazionismo puro, poi nelle opere metapittoriche di autocitazionismo nel citazionismo, citazionismo che, proprio per questi inserimenti di proprie opere ghestaltiche, è totalmente diverso da quello della Pittura Colta, degli Anacronisti e del Nuovo Manierismo, in quanto, come spiega in calce ad alcuni appunti del ’97 lo stesso Guerrieri, “Lo spirito della “Metapittura” è medernista, si rivolge alla pittura moderna e contemporanea, non per rifare (a che titolo?) il “manierismo”  o il Seicento o il Classicismo, ma per cercarne un “senso” attuale e in questo realizza la sospirata “qualità”».

GIORGIO DI GENOVA, da “Storia dell’Arte Italiana del ‘900 – Generazione Anni Trenta”, Ed. Bora, Bologna, 2000.