Opere Polimateriche Cinzia Folcarelli
Cinzia Folcarelli

Primordiali lave incandescenti, sangue di una terra ancora in divenire, si fondono con l’azzurro cristallino dell’oceano, in un abbraccio atavico e immortale. Nelle opere polimateriche di Francesco Guerrieri, datate 1959 - 62, il furore giovanile dell’artista si fonde con la visione di una natura selvaggia e primitiva, conosciuta nei viaggi all’isola di Vulcano, sulle Dolomiti e in Calabria, portandolo alla realizzazione di opere dalla forte componente gestuale e segnica, in linea anche con le coeve sperimentazioni dell’Informale e dell’Action Painting. Come Pollock cerca il mistero e la purezza delle manifestazioni artistiche primitive nelle espressioni degli indiani d’America, Guerrieri indaga le pitture rupestri delle grotte di Lascaux e di Altamira, insieme alla compagna della sua vita, la pittrice Lia Drei.
La natura incontaminata e l’amore incondizionato di Lia portano Guerrieri alla creazione di opere che racchiudono in sé tutta la forza creatrice e distruttrice della natura, realizzate con materiali eterni, derivati dall’agire del tempo, come la sabbia, il ferro o con oggetti di recupero, a conferma che tutto è perennemente in divenire.
Cercando di annientare le figure che emergono dalla materia sparsa sulla tela, Guerrieri si impossessa di un linguaggio primordiale e contemporaneo al tempo stesso, nato dalla necessità di comunicazione dell’uomo primitivo e dalla forza espressiva e gestuale che nasce nell’inconscio dell’artista contemporaneo, collegando idealmente il passato al presente, la preistoria all’età moderna.
Le opere realizzate tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta sono caratterizzate dalla spontaneità e dall’immediatezza della realizzazione. “Riscoperte” recentemente da Massimo Riposati, sono in mostra a Taverna (CZ) in una mostra a cura di Giuseppe Valentino, dopo essere state esposte negli scorsi mesi nel Palazzo Chigi di Viterbo e nelle Gallerie PH7, Monogramma e Cortese e Lisanti di Roma. La Galleria d’Arte Contemporanea del Museo Civico di Taverna, patria di Mattia Preti, che ha conferito recentemente la cittadinanza onoraria a Guerrieri per meriti artistici, ospita quindici opere dell’artista, ricche di pathos, in cui i materiali usati acquistano una vita propria, sembrano uscire dagli angusti confini della tela per rifondersi nella natura che li ha generati. Tra le opere esposte "Azzurro", "Cosmogonia n. 2", "Immagine I", "Presenze umane", tutte del 1960, "Animale in Caverna", "Immagine IV", "Principe e Principessa", "Uomo Cosmonauta del 1961", ma anche "Strutture Continue" del 1962, che già fa presagire le successive sperimentazioni artistiche di Guerrieri, passaggio verso la pittura gestaltica che caratterizzerà la sua futura produzione e che lo renderà celebre presso la critica e il pubblico.
Eppure Guerrieri stesso ci dice: “oggi devo confessare che sento più attuali le opere polimateriche di quegli anni lontani, perché forse possono esprimere questo nostro mondo magmatico e ribollente, non più incanalabile in una visione razionalmente utopistica”. E quale miglior luogo se non la Calabria, terra natale dell’artista, per poter ammirare le opere che hanno segnato l’inizio della sua carriera artistica.

CINZIA Folcarelli, “L’ “informale” primordiale di Francesco Guerrieri nelle opere polimateriche degli anni 1959 - 6, Taverna”, Museo Civico, Galleria d’Arte Contemporanea,in Terzoocchio n. 121,  Ed. Bora, Bologna,  dicembre 2006