Opere Polimateriche Luciano Marziano
Luciano Marziano

Con la mostra di opere polimateriche elaborate da Francesco Guerrieri negli anni 1959-62 e presentata nella sua galleria Ph7 Gallery di via della Scrofa, in Roma, Massimo Riposati ha inteso riportare l’attenzione su una stagione dell’arte italiana, quella a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta nella quale cogliere una sorta di radicamento, di incunabolo di una svolta epocale. Pur articolandosi in una molteplicità di proposte, in quel tempo era stato individuato, posto all’ordine del giorno, razionalizzato quanto avrebbe caratterizzato i movimenti e la ricerca dell’arte moderna: il rapporto diretto con la materia, lo svolgimento dell’immagine colta nei valori essenziali di ritmo compositivo, di plasticità, la ricerca della sostanza cromatica quale funzione espressiva. Raccordandosi alle coeve ricerche che si sviluppavano a livello internazionale e specificamente nell’ambito dell’informale di ascendenza europea, Guerrieri entrava in questo contesto artistico con una cifra originale, che esponeva notevole densità culturale. I continui viaggi, la visite ai diversi e allora remoti siti alle varie grotte che conservavano testimonianze preistoriche, oltre alla componente magica, alla dimensione rituale-simbolica, si costituivano come conferma di originario e primigenio movimento e istanza espressiva. Al di là della rappresentazione l’artista ne coglieva la realtà del segno. La seduzione plastica. Il relativo progetto di ordine mentale, Guerrieri verificava in una serie di quadri nei quali la concretezza materica che si diramava dall’impiego di tela e carta, terra e sabbie, scarti di oggetti, stracci irrigiditi della colla, fili di colla, fili di ferro e spaghi aggrovigliati con colori di ogni tipo veniva scandita da linee e piani. In un giuoco apparentemente affidato al fluire di una emotività che, a volte, dava luogo a episodi di pura contabilità, altre volte a severe strutturazioni. Anche quando, la scioltezza  della mano veniva coinvolta nella piacevolezza del dettato, l’occhio vigile e la mente dell’artista imprimevano all’opera una coerenza che si manifestava in un’ambiguità innovativa nella quale la memoria figurale virava nella metafora, nella indicazione di un al di là, che l’artista suggeriva essere dietro immagini, a volte riconoscibili.
Un’operazione a forte componente concettuale, che doveva fatalmente incrociare i percorsi gestaltici nei quali, Guerrieri ha trovato, successivamente, fecondo humus per le sue ulteriori ricerche e per un lavoro ultradecennale condotto all’insegna di una perenne riflessione sulla condizione personale e dell’artista in generale, emblematicamente evidenziata nelle successive serie di opere aventi quali tema proprio quello dell’artista nel suo studio.
Una personalità quella di Guerrieri stimolante che dopo la richiamata esposizione romana ha trovato ospitalità, nella Galleria Alberto Miralli, di Viterbo che con le sue proposte espositive, si pone tra le più attente nel panorama delle gallerie d’arte italiane.

LUCIANO MARZIANO, Le opere polimateriche di Francesco Guerrieri, Luciano Marziano, Mostra Palazzo Chigi di Viterbo, Terzoocchio, n. 118, Ed. Bora, Bologna, marzo 2006