Opere Polimateriche Adriano Spatola

Adriano Spatola

"… La materia come crosta di un mondo teso verso la superficie, e ribollente, infernale. Il mistero è stratificato, giorno dopo giorno, millennio dopo millennio, ma mai risolto". Qui Guerrieri sa di toccare uno dei punti più delicati e controversi del discorso sull’arte informale: la parola «mistero» è allarmante, e per un duplice ordine di ragioni. In primo luogo essa è stata usata troppo spesso per confondere il momento tecnico e il momento ideologico, lasciando così irrisolta la questione fondamentale del rapporto tra la pittura informale e la realtà (la realtà si esaurisce nel quadro? o nel gesto? o non è piuttosto la garanzia del quadro e del gesto?); e in secondo luogo ripropone, proprio sul piano tecnico, il problema dell’ordine nel disordine, della formazione del pianeta dal caos. Direi che per Guerrieri è soprattutto il secondo punto quello che conta…

"… Il problema dell’ordine nel o dal disordine investe davvero in pieno la pittura di Guerrieri. Si è già detto della maturità onirica dei Ritratti, nei quali il sogno viene "catturato" e fissato sulla tela con mezzi di una semplicità che desta meraviglia… È sempre insomma posto in primo piano il meccanismo della creazione, che viene "studiato" durante il suo funzionamento, e portato avanti - come nelle scatole cinesi - da una serie di scatti ben congegnati tra loro. Insomma il lavoro di Guerrieri s‘impregna non soltanto di cose e di fatti, ma anche di elementi teorici a prima vista troppo vaghi per trasformarsi in pittura; dove invece è proprio da questa fusione che nasce una tensione ordinata e graffiante, carica di umori e di eredità dalle origini remote. La stratificazione dunque accumula dati sul mistero e nello stesso tempo ne sprigiona la forza, liberandosi così dall’impaccio del non detto (che è a ben guardare il mistero stesso)…"

ADRIANO SPATOLA, da «Quadri miraggi ritratti di Francesco Guerrieri», Ed. Geiger, Torino, 1972.