Opere Polimateriche Massimo Riposati

Massimo Riposati


Francesco Guerrieri Opere polimateriche pregestaltiche


Le origini
Il primo segno, le prime immagini che nel Paleolitico l'uomo ha voluto darsi per restituirle alla emozione del racconto, sono tracce che evocano ancor più che narrare, suggerendo una esperienza, degli incontri, col bisonte o con il dinosauro, forme ancestrali di una volontà esistenziale, quasi didattica, per la comunità e forse per se stessi, di descrivere per conoscere, disegnare per esorcizzare la paura, invitare alla sopravvivenza, dare continuità alla specie e respiro al domani. I viaggi, le visite di Francesco Guerrieri nei luoghi dei primi insediamenti umani, ad Altamira e Santander in Spagna, e poi in Francia, in Dordogna e nelle grotte di Lascaux, nel 1960, lo conducono all'origine della volontà espressiva essenziale, lo nutrono di un passato senza storia, lo arricchiscono di una emozione che lascerà una traccia fondamentale nella sua produzione pittorica. La purezza di quelle forme quasi senza volume, spesso più incise che disegnate, il richiamo alla materia roccia, alla calcinata umida polverosità degli ambienti lo confermano in una ricerca di essenzialità visiva da confrontare più con il (povero) sentimento del tempo prima della storia che con la ricchezza del dato culturale.

L'Europa
Ma Francesco Guerrieri è uomo colto, di buone letture e di attenti studi. Attraversano la sua mente le immagini che più recentemente Tapies in Spagna, Dubuffet e Fautrier in Francia, Burri e Fontana in Italia o più lontano nel tempo Van Gogh, Gauguin e Cezanne ci hanno consegnato. Con queste visioni nella mente e con la pittura parietale primitiva nel cuore Guerrieri produce tra il 1959 ed il 1962 una serie di opere, poco note al grande pubblico ma di straordinaria efficacia plastica e concettuale. Un diverso richiamo ideologico lo condurrà successivamente nel territorio delle ricerche gestaltiche, che lo vedranno esprimersi, con il consenso della allora critica d'arte più significativa (Argan, Finizio, Maltese, Menna, Orienti ed altri) in una evoluzione costante e coerente fino al suo lavoro odierno, con i successi che la documentazione biografica allegata consente di evidenziare. Ma ora noi, in questa mostra ed in questo catalogo, vogliamo tornare a quel momento, tra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi degli anni Sessanta, e documentare quella ricerca, seria ed attenta.

Le opere
La tentazione della figura appare combattuta: una serie di opere (i Ritratti) la fanno ancora intravedere, occhi o volti appaiono come cancellati dalla razionalità pittorica ma capaci di riemergere, da un informale magma materico, per una insopprimibile volontà di sopravvivenza: a volte con un urlo disperato, altre volte con la pacata consapevole coscienza della loro ineluttabilità. Il teatro, il fondo dell'opera, però vince sempre, e si riafferma come spazio assoluto, generatore di una prima materia alchemica , caotica ed enigmatica, senza un tempo leggibile. Questo spazio a volte avverte una insostenibile precarietà bidimensionale e chiede aiuto: ecco allora che ferri, grovigli di ferro lo attraversano, per restituirgli con una più ampia spazialità, la dignità del tempo, l'uscita dalla regola; altre volte sono garze gessose, stracci irrigiditi che turbano gli equilibri silenziosi, come sudari sacrali; altre volte ancora la presupponente arroganza del quotidiano sfida la ieraticità della composizione ed introduce, con sottile affettuosa violenza, tappi di barattolo di vernice a simbolizzare la purezza della circonferenza del sole o la serialità banale del cartone portauova a stravolgere con amore la pacatezza di un riemergente tentativo di ritratto. Intorno, in modo ricorrente, assumono valore cuciture, strappi o segni negati alla evidenza: atmosfere sospese, evocazioni sulfuree, labirintici grovigli. A scandire il tempo della creazione battono senza eco le sequenze di applicazioni metalliche, percorsi di una processione che si allontana dal suo presente, fatto di poesia, come la poesia, e di qualche altra cosa. È l'incanto della pittura. Poi, il domani di quel giorno, conoscerà altri percorsi.

MASSIMO RIPOSATI, Francesco Guerrieri. Opere polimateriche pregestaltiche,pp. 8-9 in Francesco Guerrieri. Opera polimaterica pre- gestaltica 1959-1962, Ed Carte Segrete, Roma 2005