Opere Polimateriche Sandro Barbagallo
Sandro Barbagallo

Francesco Guerrieri dalle opere polimateriche al Gruppo 63

Di fronte alle opere polimateriche di Guerrieri anni Cinquanta e al suo successivo passaggio ad un'astrazione più legata ai rigori del costruttivismo (se non alle teorie gestaltiche), viene spontaneo chiedersi se questo artista non abbia due anime. Una viscerale e una cerebrale, una nutrita dalla terra e dal fuoco, dall'aria e dall'acqua e un'altra da meditate e approfondite letture filosofiche. Eppure quando una delle anime prevale sull'altra già si sente l'artista scalpitare come per un rimpianto per l'anima scartata. Dico questo perché mi ha colpito la sincerità dell'auto-presentazione al catalogo edito da Carte Segrete. In semplici, autentiche frasi, egli ricorda la radice dell'ispirazione dei suoi quadri materici. Parla di rossastre rocce vulcaniche, di lava solidificata, di gialli sulfurei, di terre grigie e nere, "dell'azzurro incomparabilmente puro del mare intorno"1. Ecco, basterebbe questa definizione per rivelare un'emozione tenuta a bada, ma che non riesce a cancellare l'incanto interiore, per farci capire qualcosa di più dell'artista. Come quando parla (forse nella medesima suggestione dell'amore e della giovinezza) delle "meravigliose apparizioni dei dipinti sulle rocce delle magiche grotte preistoriche" … O quando poi, in un improvviso cedimento all'autobiografia, racconta quando la sera e la notte dei giorni liberi si chiudeva nel suo studio dove tra terre, sabbie, oggetti trovati, colori di ogni tipo, fili di ferro grossi e fini, permetteva alla sua creatività di esplodere "dilagando sulla tela e sulla carta"2. Naturalmente, lo ammette lui stesso, Guerrieri era consapevole di quanto avveniva negli studi di tutto il mondo e in special modo di quelli statunitensi. L'Espressionismo Astratto, l'Action Painting, l'Informale derivato dall'Art Brut di Jean Dubuffet erano le coordinate con cui navigavano i giovani artisti dell'epoca. Attratto dalla materia, ma anche dal suo contrario la geometria, Guerrieri sperimenta prima l'una e approda all'altra con uno scarto, cominciando ad usare poveri fili di nylon. Dalla semplificazione della composizione, nascono fin dal 1962 quelle "Strutture Continue" che già contengono in nuce il sistema di segni che caratterizzerà le strutture ritmiche delle opere ottico-cinetiche. Curiosamente sono poi queste le opere che gli daranno più notorietà e riconoscimenti. Forse perché esplodevano nel momento storico più adatto a riceverle. Anche se oggi, con la saggezza del tempo che decanta tutte le passioni, siamo pronti a riconoscere in ogni periodo di Guerrieri una propria forza e autenticità. Forse non sarà abbastanza trendy dirlo, ma la bellezza e la poesia delle opere materiche è ancora molto attuale. Resa ancora più attuale dal fatto che l'artista le ha tenute per anni sapientemente occultate tra le sue visioni "razionalmente utopistiche".
 
SANDRO BARBAGALLO, Catalogo mostra “Francesco Guerrieri , Dalle opere polimateriche al Gruppo 63, 1961-1964”, Galleria Monogramma, Roma, aprile 2006